-Finnegan? Sta bene?
Si erano posanti su un ramo di un vecchio faggio. Il corvo non la guardava, anzi continuava a voltarsi in ogni direzione, come in cerca di qualcosa.
-Oh, sì, benissimo- disse il professor Donovan, senza smettere di scrutare intorno -Nulla di rotto. Presto potrà tornare in classe.
-Bene- fece Alice, poi, mossa dal demone della buona creanza, aggiunse: -E lei? Come si è trovato, in questi primi giorni all’Accademia?
Il corvo la guardò di sbieco, piegando appena il capo, con l’aria di chi non è abituato a dare risposte. -Ottimamente. Voi, piuttosto. Cosa si dice di noialtri, nuovi arrivati?
-Siamo tutti molto eccitati di avervi qui.
-Myrna? Si sta ambientando?
-A modo suo. I balletti hanno riscosso un certo successo, in classe.
-Complicata da gestire, la ragazza, lo so io per primo… ma credimi, è molto brillante.
-Lo ho notato.
-Quindi…- disse il corvo, cambiando la posizione delle zampe sul ramo, avvicinandosi ad Alice -Tutti contenti. Nessun malanimo.
Lei cercava di non farsi intimidire dalla stazza. Grossi, i corvi. -Malanimo?
-Ma sì, capiscimi. Ti parlo da professore a rappresentante di classe. Sii sincera, a costo di farmi male. Noi corvi, siamo benvoluti nella tua classe?
Alice esitò. Non capiva dove volesse andare a parare. Nel dubbio, cercò di essere il più sincera possibile. -Benvoluti è un parolone. Di certo vi guardiamo con sospetto, come è normale in questi casi. Con cautela. Ma più d’ogni altra cosa, siamo incuriositi.
-E prima?
-Prima? Prima di cosa?
-Prima che arrivassimo. Com’erano gli animi nei confronti del Nido?
-Noi… molti di noi vedono il Nido come un traguardo. Il luogo in cui andremo a mettere in pratica i nostri studi.
-Mh- il professor Donovan chiuse gli occhi, come ad assorbire le informazioni, soppesarle -Un traguardo, mi dici.
-Sì.
-Vorrà dire che le voci si sbagliavano.
-Voci?
-Voci di odio- disse il corvo chinando di colpo la testa per guardarla con entrambi gli occhi, dal basso all’alto -Mormorano che l’Accademia covi un segreto risentimento nei confronti del Nido. Che il tuo amico Finnegan sia solo l’allodola. Il primo di molti. Mi stai dunque dicendo di non conoscere alcuno di questi “molti”?
Alice arretrò intimorita. Non era quello il modo di fare di un professore. -Se… se sta insinuando che Finnegan abbia voluto colpire il corvo di proposito, si sbaglia. Dal poco che lo conosco, posso dire che non lo farebbe mai.
-Quindi in poco lo conosci!- esclamò il corvo, voltando la testa e guardandola con il solo occhio destro -Sei la prima. Ho chiesto in giro. Tipo solitario, il nostro Finnegan, a quanto parrebbe.
-Sì. È considerato “strano”. La gente lo evita.
Lentamente, il corvo sollevò la testa all’altezza degli occhi di Alice. -Stai mentendo?
-…che razza di domanda è?
Il professor Donovan emise una breve, esplosiva risata.
-Mi piace il tuo stile. Come ti chiami, rappresentante?
-Alice.
-Ascoltami bene, Alice. Mi sono stati segnalati movimenti sospetti da parte di Finnegan. Per questo ti ho sottoposto a questo piccolo interrogatorio. Adesso, però, ho un compito per te. Esigo che tu lo svolga con la medesima onestà con cui hai risposto alle mie domande.
Alice fece un piccolo cenno affermativo.
-Dopo lezione, seguilo. Pare che ogni giorno si rechi da qualche parte, da solo. Voglio sapere dove va, cosa fa, chi incontra. Chiaro?
-Mi perdoni, ma non credo che Finnegan
-No, non ti perdono, anzi ascoltami bene. È possibile che questo Finnegan non sia affatto chi tu credi che sia. Potrebbero essere in moto forze molto dannose, tanto per il Nido quanto per l’Accademia. Ti chiedo perciò di eseguire il compito che ti ho affidato con la massima serietà. Aspetto notizie.
Un’ultima occhiata penetrante, e il corvo spiccò il volo.
Alice rimase ferma sul ramo, sbalordita.
Il nuovo professore corvo l’aveva davvero incaricata di spiare Finnegan? Lo stesso Finnegan che aveva paura degli insetti e volava parlando da solo?
“Questi corvi sono tutti matti” pensò Alice, decollando alla volta della Loggia dei Bisbigli.
Non vedeva l’ora di raccontarlo agli altri. Che davvero Finnegan fosse una specie di segreto terrorista, o che Donovan fosse uno schizzato paranoide, in entrambi i casi la storia era ghiotta.
Alice si affrettò. Il Lombricone si allungava tra i rovi, immoto e silenzioso come sempre. Prese verso l’entrata segreta.
-Scusate il ritardo, non potete immaginare cosa
Si bloccò. Ancor prima di vedere, ancor prima di udire, fu come una forza invisibile a darle l’allarme. Qualcosa non andava.
Si affacciò dall’ingresso e lo vide.
Teneva tra le fauci una ghiandaia. Avanzanva verso le altre, rannicchiate sul fondo dello scompartimento, emettendo un basso ringhio.
Un lupo.
C’era un lupo nella Loggia.

