Rivelazioni al Meleto

-…là, là ce n’è di ancora buone!

-…prima budella, ossa per ultime, è la regola. Prima budella…

-Staccagliela! Prendila, staccala!

-Mele! Mele! Me le mangio le mie mele e piango!

–…e hai visto com’è ingrassato? Ora sì che sembra un vero maschio…

Volando tra le fronde allineate, Alice coglieva brandelli di conversazione. Fossero scoiattoli in cerca di bottino, mamme faine che insegnavano ai piccoli la caccia, cinghialotti canticchianti o combriccole di tasse impegnate a spettegolare tra i torsoli di mela, quella valle si presentava come il più vivace bacino di lingue e interazioni che Alice avesse mai conosciuto. Altro che prove sul campo, altro che “risorse esterne”: quella sì che era una esperienza formativa.

O almeno di questo provava a convincersi. Non le sfuggiva che diventare la prossima preda della famigliola di faine fosse una possibilità più che plausibile, in quella situazione. Ma non intendeva pensarci, al momento. Ora doveva solo beccare Finnegan sul fatto.

Che fatto? Una cospirazione anti-corvi, magari? Più ci pensava, più le sembrava improbabile che Finnegan fosse coinvolto in una cosa simile. Ma d’altro canto, poteva affermare di conoscerlo davvero? Frequentavano la stessa classe da quasi un anno, ma lui era un tipo schivo, sfuggente. Ogni tanto aveva la sensazione di non conoscere davvero nemmeno Gwenda, nemmeno Freddie. Figuramoci quel Finnegan.

Lo teneva d’occhio dalla lunga distanza. Lui tirava dritto, incurante dei potenziali pericoli.

A dire il vero, notò Alice, nessuno in quel meleto sembrava davvero preoccuparsi delle altre bestie. Si sarebbe detto che in un bosco così peculiare la discrezione l’avrebbe fatta da padrona, e invece no. Si muovevano tutti allo scoperto, senza neanche provare a nascondersi.

Vide il volo di Finnegan rallentare, farsi inquisitorio. Stava cercando qualcosa.

Dovette averlo avvistato, perché d’un tratto accelerò. Andò a fiondarsi ai piedi di un grande melo.

Alice si posò tra le fronde d’un albero vicino, avendo cura di non farsi vedere. Non che ce ne fosse bisogno: Finnegan aveva il becco affondato in un gran cumulo di mele marcescenti, che condivideva con un gruppetto di ghiri.

Non si degnavano di uno sguardo, continuando imperterriti a divorare la frutta caduta. A un certo punto passò un tasso, appesantito, barcollante. Mordicchiò una mela, facendo spostare Finnegan di qualche metro. Ringhiò qualcosa ai ghiri, poi continuò per la sua strada.

Erano sbronzi. Alice ne aveva sentito parlare: la frutta fermentata aveva un effetto intossicante, che qualche animale degenerato trovava stranamente piacevole.

-Finnegan.

Era andata a posarsi su un grosso sasso, appena accanto al mucchio di mele cadute.

Lui sollevò di scatto il becco impiastricciato, la guardò con aria smarrita. Non disse nulla.

-Cosa fai?

-I-io? Cosa tu! Cosa fai, cosa ci fai tu, qui, piuttosto- balbettò, frullando le ali -No sul serio, cosa ci fai qui? È pericoloso!

-Tu cosa stai facendo?

-Ehhh, io…

-Mangi la frutta fermentata.

Finnegan guardò i ghiri alla ricerca di un supporto che non arrivò. -Sì.

-Lo sai che è proibito.

-Lo so, lo so…

-Potrebbero cacciarti dall’Accademia.

-Ma sì, ma sì…

-Dovresti avere più cura di te stesso.

-Sì ma tu che ci fai qui? Non è sicuro, non è sicuro per niente!

Alice scrollò le piume. -Quel corvo, Donovan. Pensa che tu faccia parte di un complotto contro il Nido. Mi ha mandata a spiarti.

Finnegan la guardò impassibile per diversi secondi. Un paio di ghiri sollevarono il muso dalle mele marce, forse incuriositi.

-Ragazzi, scappate! Ci hanno beccati!

I ghiri tornarono a brucare la frutta, indifferenti.

-Mi sa che il professor Donovan ce l’ha con me- aggiunse Finnegan, abbacchiandosi -Dici che è per la cosa dell’altro giorno? Gliel’ho detto che non l’ho fatto apposta.

-Certo che no. Eri solo ubriaco.

In quella, da pochi alberi di distanza si levarono grandi schiamazzi, gridi e guaiti.

-Hanno cominciato!- sussultò Finnegan, sbatacchiando le ali con allarme -Filiamocela!

Anche i ghiri non persero tempo e s’infilarono nell’incavo di una radice. Da ogni parte si levavano richiami e provocazioni. Alice si affrettò in volo dietro a Finnegan.

Voltandosi indietro, vide di sfuggita un manipolo di cinghiali avventarsi contro un tasso solitario. La gente del Meleto, fino a poco prima tranquilla, tutto d’un tratto aveva preso a darsi addosso.

-Lo fanno sempre- spiegò Finnegan, volando a rotta di collo -È più forte di loro. A un certo punto devono cominciare a menarsi.

Trovarono riparo su un albero sul ciglio del Meleto, ormai trasformatosi in un campo di battaglia. Il ronzio di innumerevoli vespe montava in sottofondo.

Alice aveva il fiato corto, ma ne ritrovò quanto bastava per una ramanzina: -Devi smetterla di cacciarti in situazioni del genere!

-Senti chi parla…- fece Finnegan, in uno di quei sussurri che vogliono farsi udire.

Alice si irrigidì. Ecco un tono che proprio non le piaceva. -Cosa intendi?

-Lo so, sai? Tu e i tuoi amici, al Lombricone. So tutto. Là ve la fate perfino coi lupi.

-Noi non… come…- presa alla sprovvista, ora era lei a balbettare -Da quando…

-Da quanto lo so? Dall’inizinizio! Gwenda mi ha piantato in asso, ma io l’ho seguita. Lasciatevelo dire: per essere una setta segreta, siete fin troppo rumorosi.

Alice volò sul ramo accanto, fronteggiando Finnegan.

-Ci spii?

-Ehhh, adesso, spiare! Quando passo di lì, butto l’orecchio. Così, per curiosità, come farebbe chiunque. E ti assicuro che me ne sono sempre subito volato via quando capivo che c’era… hai capito.

Alice si accigliò. -Quando c’era… cosa?

Finnegan sembrava in imbarazzo. -Ma sì… il…

-… Il?

-… tête-à-tête…- miagolò Finnegan.

-Cosa?!

-Il fiki-fiki. L’hanky-panky. La… copula.

-DI COSA STAI PARLANDO

-Ma sì, quando vi vedete da soli… Tu e quello grigio, Gwenda e il crestuto, o Freddie e quell’altra. Cristal non so bene dove si situi, in tutto ciò…

Le unghie di Alice si conficcarono nella corteccia.

-Puoi ripetere?

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